
Un altro personaggio cha ha tentato di dimostrare la non esistenza di Dio, Richard Dawkins.
Un bravo scienziato, sotto molti aspetti. Ma quando si parla di negare l'esistenza di Dio, cade in castronerie. Dimostrate dal seguente articolo, che ho avuto piacere di tradurre.
E' un po' lungo, ma ne vale la pena.
************************************
La confusione di Dawkins.
Naturalismo ‘ad absurdum’.
Di: Alvin Plantinga
Traduzione di: Appenninico.
Fonte.
Richard Dawkins non è soddisfatto di Dio:
Il Dio del Vecchio Testamento forse è il più spiacevole personaggio in tutta la storia della narrativa. Geloso ed orgoglioso di esserlo; una strana, piccola ed indebita anomalia per il controllo; un genocida vendicativo ed assetato di sangue; un razzista omofobo e misogino, infanticida, filicida, pestilenziale, megalomane…
Bè, non c’è bisogno di terminare la citazione; vi siete fatti l’idea. Sembra che Dawkins abbia scelto Dio come suo nemico giurato. (Speriamo per Dawkins che Dio non restituisca il favore.)
L’Illusione di Dio è una estesa diatriba contro la religione in generale e la credenza in Dio in particolare; Dawkins e Daniel Dennett (il cui recente “Sciogliere l’Incantesimo” è il personale contenuto al filone) sono i gemelli finali del corrente ateismo accademico.(1) Dawkins ha scritto il suo libro, così afferma, in parte per dare il coraggio agli atei timidi di uscire allo scoperto. Lui e Dennett pensano che ci sia bisogno di coraggio considerevole per attaccare la religione, in questo periodo; dice Dennett, “Rischio un pugno in faccia o peggio. Nonostante questo persisto”. Apparentemente l’ateismo ha i suoi eroi – sempre a suo modo – della fede. Non è facile prenderli sul serio; il colpire la religione nelle attuali Università occidentali è tanto pericoloso quanto appoggiare il candidato di partito ad una manifestazione di Repubblicani.
Dawkins è forse lo scrittore scientifico più famoso al mondo; è anche uno scrittore di grande talento. (Per esempio, il suo resoconto sui pipistrelli ed i loro usi nel suo libro The Blind Watchmaker è un tour de force brillante ed affascinante.) L’Illusione di Dio, comunque contiene poca scienza; contiene soprattutto filosofia, teologia (o per meglio dire “ateologia”) e psicologia evolutiva, assieme ad un sostanziale scatto di commento sociale screditante la religione ed i suoi presunti malsani effetti. Come suggerisce la frase sopra, non si legge questo libro per i pensieri profondi che contiene. Infatti la proporzione di insulti, ridicolizzazioni, derisioni, rabbia e sarcasmo è sbalorditiva. (Potrebbe essere che sua madre, incinta di lui, fu terrorizzata da qualche pastore Anglicano?) Se Dawkins si stancasse di questo lavoro, lo aspetta un futuro promettente come scrittore di attacchi politici.
Ora malgrado il fatto che questo libro sia soprattutto filosofico, Dawkins non è un filosofo (è un biologo). Anche tenendo conto di questo, comunque, molta della filosofia che fornisce è scialba. Potreste dire che alcune delle sue incursioni nella filosofia arrivano al massimo a livello di studente del 2° anno; il fatto (alzando il livello) è che molti dei suoi argomenti riceverebbero un pessimo giudizio in una lezione del 2° anno di filosofia. Questo, unito al tono arrogante, ‘più saccente del tuo’ del libro, può dar fastidio. Metterò da parte l’irritazione, facendo del mio meglio per prendere seriamente il principale argomento di Dawkins.
Il capitolo 3, “Perché sicuramente non c’è Dio”, è il cuore del libro. Bene, perché Dawkins dice che non possa esserci qualcuno come Dio? Perché, a parer suo, l’esistenza di Dio è altamente improbabile. Quanto improbabile? L’astronomo Fred Hoyle in una sua famosa dichiarazione affermò che la probabilità che la vita si sia originata in modo spontaneo (senza intervento divino) è inferiore alla probabilità che un uragano, in un hangar, riesca ad assemblare un Boeing 747 funzionante. Sembra che il pensiero di Dawkins sia che l’esistenza di Dio abbia la stessa probabilità, così piccola da risultare inesistente. Perché pensa così?
Dawkins non si appella ai soliti argomenti anti teisti- gli argomenti dal maligno, per esempio, o la dichiarazione che sia impossibile che esista un essere con gli attributi che i credenti assegnano a Dio.(2) Così, perché pensa che il teismo sia altamente improbabile? La risposta: se esiste una persona come Dio, dovrebbe essere enormemente complesso, e quanto qualcosa è più complesso, tanto è più bassa la probabilità che esso esista: “è statisticamente improbabile che esista l’entità che voi volete spiegare come progettista, tale progettista è improbabile. Dio è il Boeing 747 Finale. L’idea alla base è che qualunque cosa conosca e sappia fare ciò che Dio conosce e sa fare,deve essere incredibilmente complesso. In particolare, ogni cosa che possa creare o progettare qualcosa deve essere almeno tanto complesso quanto l’oggetto che viene creato. In altre parole, Dawkins dice che un progettista deve contenere tanta informazione quanta ne contiene ciò che crea o progetta, e la quantità di informazione è inversamente proporzionale alla probabilità di esistenza. Quindi, pensa, Dio dovrebbe essere incredibilmente complesso, sopra ogni astronomica probabilità; per questo, sicuramente Dio non esiste.
Ma perché Dawkins pensa che Dio sia complesso? E perché pensa che quanto qualcosa sia più complesso, meno diventa probabile che esista? Prima di inoltrarci ulteriormente nel suo ragionamento, vorrei allontanarmi un attimo; questa dichiarazione di improbabilità può aiutarci a chiarire altre perplessità riguardanti le controversie di Dawkins nel suo primo e più influente libro, The Blind Watchmaker. Nel libro dimostra che la teoria scientifica dell’evoluzione dimostra che il nostro mondo non è stato progettato – né da Dio né da nessun altro. Questo è indicato dal sottotitolo del libro: Perché l’Evidenza dell’Evoluzione Rivela un Universo senza Progetto.
Come mai? Supponete che l’evidenza dell’evoluzione suggerisca che tutte le creature viventi siano evolute da forme di vita elementari; come fa questo a dimostrare un universo senza progetto? Bene, se l’universo non fosse stato progettato, allora il processo evolutivo risulterebbe non guidato, non diretto, da nessun essere intelligente; come Dawkins suggerisce, sarebbe cieco. Così dichiara che l’evidenza dell’evoluzione rivela come l’evoluzione sia non pianificata, non guidata, non diretta da alcun essere intelligente.
Ma come può l’evidenza dell’evoluzione rivelare una cosa come questa? Dopo tutto, non potrebbe essere che Dio abbia diretto e supervisionato il processo di evoluzione? Cosa fa pensare a Dawkins che l’evoluzione non sia guidata? Quello che fa in The Blind Watchmaker, fondamentalmente, si divide in tre parti. Primo, descrive approfonditamente alcuni dettagli anatomici di alcune creature viventi e la loro incredibile complessità e ingegnosi modi di vivere; questo e ciò in cui Dawkins riesce meglio. Secondo, tenta di confutare quegli argomenti che dimostrano che una evoluzione cieca e casuale non potrebbe aver prodotto certe meraviglie del mondo vivente – l’occhio dei mammiferi, per esempio, o le ali. Terzo, suggerisce come i sistemi organici possano essersi sviluppati in una evoluzione non guidata.
Supponiamo che ci abbia preso, in queste tre parti: come potrebbe dimostrare che l’universo esista senza progetto? Come potrebbe, da questo, dimostrare l’argomento principale? I suoi dettagliati argomenti riguardano essenzialmente il fatto che sia biologicamente possibile che i vari sistemi ed organi possano essersi formati con meccanismo Darwiniani non guidati (e alcune delle cose che dice sono davvero interessanti). Ciò che diventa davvero ragguardevole è la forma di quello che sembra l’argomento principale. La premessa che pone è di questo tipo:
1. Sappiamo che non esistono obiezioni inconfutabili al fatto che sia biologicamente possibile che la vita venga tutta da un processo Darwiniano non guidato;
e Dawkins sostiene questa premessa tentando di confutare le obiezioni alla possibilità biologica che la vita venga da questa via. La sua conclusione, comunque è che
2. Tutta la vita viene da un processo Darwiniano non guidato.
Vale la pena si considerare, solo per un momento, sulla straordinaria distanza, qui, tra la premessa e la conclusione. La premessa ci dice, sostanzialmente, che non esistono obiezioni inconfutabili al fatto che una evoluzione non guidata abbia prodotto tutte le meraviglie del mondo vivente; la conclusione è che sia vero che l’evoluzione non guidata abbia prodotto tutte queste meraviglie. L’argomentazione prende una forma del tipo:
Sappiamo che non esistono obiezioni inconfutabili al fatto che sia possibile p;
Quindi, p è vero.
A volte i filosofi propongono argomenti non validi (a volte ne propongo qualcuno io stesso); alcuni di questi argomenti mostrano la colossale distanza tra la premessa e la conclusione esibita da questo. Come se arrivassi all’ufficio dipartimentale e dicessi al direttore che Dean mi ha autorizzato a ritirare 50.000 dollari; naturalmente, il direttore vuole una dimostrazione. Io gli dico che non ci sono obiezioni inconfutabili al fatto che sia possibile che Dean abbia detto questo. Immagino che il direttore, a questo punto, mi inviti gentilmente ad andarmene.
Ecco come diventa rilevante la grande improbabilità del teismo. Se il teismo è falso, allora (a parte qualche suggestione che possiamo ignorare) l’evoluzione è non guidata. E’ molto probabile quindi, pensa Dawkins, che il teismo sia falso. Da questo ne deriva che sia estremamente probabile che l’evoluzione sia non guidata – nel qual caso, per stabilire che questo sia vero, basta confutare tutte quelle dichiarazioni che dicano che questo sia impossibile. Possiamo così pensare che The Blind Watchmaker argomenti così: richiama come premessa inespressa che l’esistenza di Dio sia altamente inverosimile. Quindi, l’argomento diventa davvero invalido. (E’ ancora invalido, comunque, anche non così ‘davvero’ – non puoi stabilire qualcosa in quanto fatto mostrando che le obiezioni alla sua possibilità di esistere falliscano, aggiungendo che questo sia molto probabile)
Ora supponiamo di tornare alle argomentazioni di Dawkins e alla dichiarazione che il teismo sia altamente improbabile. Come ricordate, la ragione che Dawkins fornisce è che Dio dovrebbe essere enormemente complesso, quindi enormemente improbabile. (“Dio, o ogni agente intelligente e decisore, è complesso, un altro modo di dire improbabile”). Cosa si può dire per questa argomentazione?
Non molto. Primo, Dio è complesso? In accordo con buona parte della teologia classica (Tommaso d’Aquino, per esempio) Dio è semplice, e semplice in modo chiaro, così in Lui non vi sono distinzioni di cose e proprietà, attualità e potenzialità, essenza ed esistenza, e simili. Alcune delle discussioni sulla semplicità divina diventano complicate, per non dire quasi arcane.(3) (Non è solo la teologia Cattolica a dichiarare che Dio sia semplice; in accordo con la Confessione Belga, una splendida espressione della Cristianità Riformata, Dio è “un singolo e semplice essere spirituale”) Così, in accordo con la teologia classica, Dio è semplice, non complesso.(4) Ancora più rimarchevole, forse, è che secondo la definizione di Dawkins di complessità, Dio non è complesso. In accordo alla sua definizione (in The Blind Watchmaker) qualcosa diventa complesso se contiene parti “disposte in un modo non dipendente dalla sola probabilità”. Ma ovviamente Dio è spirito, non un oggetto materiale, e non ha parti.(5) Un Dio spirituale non ha parti disposte in modo non probabile. Quindi, secondo al definizione di complessità fornita da Dawkins, Dio non è complesso.
Così, prima di tutto siamo lontani dall’ovvietà di Dio complesso. Ma, secondo, concediamo, per pura argomentazione, che Dio sia complesso. Forse pensiamo che quanto più un essere conosca, tanto più abbia da essere complesso; Dio, essendo onnisciente, dovrebbe essere quantomai complesso. Forse sì; ancora, perché Dawkins pensa che da questo derivi l’improbabilità dell’esistenza di Dio? Dal materialismo e dall’idea che gli oggetti ultimi del nostro universo siano le particele elementari della fisica, forse un essere onnisciente sarebbe improbabile, come potrebbero tali particelle essere disposte in modo da costituire un essere dotato di tutta quella conoscenza? Ovviamente non conveniamo col materialismo. Dawkins afferma che il teismo sia improbabile; sarebbe dialetticamente manchevole in excelsis argomentare questo appellandosi al materialismo come premessa. Ovviamene non ci sarebbe un essere come Dio se il materialismo fosse vero; infatti il materialismo afferma, logicamente, che Dio non esista; ma insisteremmo sul punto se argomentassimo che il teismo sia improbabile perché è vero il materialismo.
Così, perché Dio dovrebbe essere improbabile? In accordo al teismo classico, Dio è un essere necessario; non è possibile che non esista un essere come Dio; Lui esiste in tutti i mondi possibili. Ma se Dio è un essere necessario, e se esiste in tutti i mondi possibili, la probabilità che esista è 1, la probabilità che non esista, è 0. Lontano dalla probabilità che non esista, la probabilità della Sua esistenza è massima. Così se Dawkins propone ce l’esistenza di Dio sia improbabile, fornisce un argomento di discussione per il quale non ci sia un essere necessario con gli attributi di Dio – un argomento che non parte dalla considerazione che il materialismo sia vero. Né lui né nessun altro ha fornito un argomento decente, su questa linea; Dawkins non sembra accorgersi di avere bisogno di un argomento di tale tipo.
Un secondo esempio di argomenti in stile Dawkinsiano. Di recente, un buon numero di pensatori ha proposto una nuova versione dell’argomento del progetto, il cosiddetto “Argomento della Regolazione Fine”. Cominciando tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, astrofisici ed altri notarono che molti delle costanti fisiche devono cadere entro limiti molto ristretti per permettere lo sviluppo di vita intelligente – nel modo in cui attualmente pensiamo che sia avvenuto. Per esempio, se la forza di gravità fosse stata appena più forte, le stelle sarebbero state tutte giganti blu; appena più debole, e sarebbero state tutte nane rosse. Lo stesso per le forze nucleari forte e debole; se altro fosse stato appena differente, la vita, ad ogni livello conosciuto, non sarebbe stata probabilmente possibile. Ugualmente interessante questa connessione al cosiddetto problema piano: l’esistenza della vita dipende in modo molto delicato dalla velocità di espansione dell’universo.
Dice Stephen Hawking:
una riduzione del tasso di espansione di una parte su 1012 al tempo in cui la temperatura dell’Universo fu di 1010°K sarebbe risultata nel collasso dell’Universo quando il suo raggio sarebbe stato ad 1/3000 dell’attuale e la temperatura a 10.000°K.(6)
Sarebbe stato troppo caldo per la vita. Hawking conclude dicendo che la vita sia possibile solo perché l’universo si stia spandendo al ritmo richiesto per evitare il collasso. Ancora prima, osserva, la regolazione fine doveva essere ancora più marcata:
sappiamo che deve esserci stato un equilibrio molto stretto tra gli effetti contrastanti dell’espansione esplosiva e la contrazione gravitazionale la quale, nei primi attimi (chiamato il tempo di Planck, 10^-43 secondi dopo il Big Bang), corrispondeva ad un grado di precisione rappresentato da una deviazione di un parte su 10^60.(7)
Una reazione a questa apparentemente enorme coincidenza è il vedere tutto questo che proba la dichiarazione teistica che l’universo sia stato creato da un Dio persona che stia fornendo materiale per un argomento teistico ristretto – da qui, la regolazione fine.(8) Come se esistesse un enorme numero di tasti da sintonizzare perché la vita sia possibile nel nostro universo. E’ estremamente inverosimile che questo sia accaduto per probabilità, è più verosimile che sia accaduto per la presenza di un essere come Dio.
Ora, in risposta a questo tipo di argomenti teistici, Dawkins, assieme ad altri, propone che esistano molti (forse infiniti) universi, con molte differenti distribuzioni delle costanti fisiche. Dato che ne esistono così tanti, sicuramente in alcuni di essi vi sono valori tali da permettere lo sviluppo della vita. Così, esistendo un infinito numero di universi con differenti valori delle costanti fisiche, non è improbabile che qualcuno di essi sia “finemente regolato”. Potremmo chiederci quanto sia verosimile che esistano tutti questi altri universi, se ci sia qualche ragione reale (a parte quella del voler smussare la dimostrazione della regolazione fine) per spporre che esistano tali cose.(9) Ma concediamo per un momento che esistano così tanti universi e che alcuni siano finemente regolati ed adatti alla vita. Questo lascia a Dawkins il seguente problema: anche se è verosimile che alcuni universi siano finemente regolati, è ancora improbabile che questo universo possa essere finemente regolato. Chiamiamo il nostro universo alfa: le possibilità che alfa sia finemente regolato sono straordinariamente basse, anche se, verosimilmente, questo vale per qualche universo.
Come risponde Dawkins? Si appella al “principio antropico”, secondo il quale l’unico tipo di universo nel quale si può discutere la questione è un universo finemente-regolato per la vita:
la risposta antropica, nella sua forma più generale, afferma che possiamo discutere la questione nel solo tipo di universo capace di produrci. La nostra esistenza stessa determina che le costanti fisiche fondamentali abbiano i loro valori nelle zone di Goldilock (valori adatti alla vita).
Bene, ovviamente il nostro universo è finemente regolato, dato che ci viviamo. Ma questo come spiega che alfa sia finemente regolato? Non si può spiegare questo dicendo che noi siamo qui – anche io posso “spiegare” il fatto che Dio abbia deciso di crearmi (facendo questa cortesia a me invece che ad un altro) dicendo che se Dio non avesse agito in questo modo, io non porrei nemmeno la domanda. Rimane ancora sorprendente come queste costanti abbiano i valori che hanno; ed è ancora meno improbabile che abbiano tali valori, se esiste un Dio che volle un universo adatto alla vita.
Un altro esempio del pensiero Dawkinsiano. In The Blind Watchmaker, considera la dichiarazione per cui l’autoreplicazione delle forme viventi, Dio avrebbe fatto cominciare l’intero processo evolutivo creando la vita nel primo posto – specialmente creando l’originale sistema replicante del DNA e delle proteine, che rende possibile l’evoluzione naturale.
Dawkins ribatte con questo:
questo è un argomento chiaramente debole, in grado di annichilirsi da solo. La complessità organizzata è ciò che abbiamo difficoltà a spiegare. Una volta che possiamo semplicemente postulare la complessità organizzata, anche solo quella del sistema replicante del DNA e delle proteine, è facile considerarlo come generatore di ulteriore complessità organizzata… Ma sicuramente qualunque Dio capace di eseguire un progetto intelligente di qualcosa come il sistema DNA/proteine, deve essere almeno complesso quanto il sistema stesso… Spiegare l’origine del sistema DNA/proteine invocando un Progettista vuol dire non spiegare nulla, e questo lascia inspiegata l’origine del Progettista.
In Dawkin’s Dangerous Idea, Daniel Dennett approva questo passaggio di Dawkins e la dichiara “una confutazione intoccabile, tanto devastante quanto quella che usò Philo per sconfiggere Cleanthes nei Dialoghi di Hume due secoli fa”. Ora ne L’Illusione di Dio Dawkins approva Dennett che approva Dawkins, e afferma che Dennett (quindi Dawkins) abbia ragione.
Ci sarebbe molto da dire, ma dirò solo una parte. Primo, supponiamo di atterrare su un pianeta alieno orbitante attorno ad una stella lontana e di trovare oggetti simili a macchine che sembrino e lavorino come trattori; il nostro capo dice “ci devono essere esseri intelligenti su questo pianeta, che costruirono questi trattori”. Uno studente di filosofia del primo anno obietta: “Hei, aspetta un minuto! Non hai spiegato nulla! Una vita intelligente che ha progettato questi trattori deve essere almeno tanto complessa quanto gli stessi trattori”. Non ci sono dubbi che gli sarebbe detto che l’aver imparato poco è una cosa pericolosa e l avviseremmo di prendere il prossimo razzo per tornare a casa a frequentare un corso di Filosofia. Ovviamente, in quel contesto, spiegare l’esistenza dei trattori in termini di vita intelligente, farebbe pensare (possiamo concederlo per un momento) che la vita intelligente debba essere complessa almeno quanto i trattori. Il punto è che non stiamo cercando di spiegare la complessità organizzata in generale; stiamo solo provando a spiegare una particolare manifestazione di questo (i trattori). E (a meno che vogliate dare una spiegazione conclusiva della complessità organizzata) è perfettamente plausibile spiegare una manifestazione di complessità organizzata in altri termini. Similmente, invocarndo Dio come creatore originale della vita, non stiamo cercando di dare una spiegazione della complessità organizzata in generale, ma solo per una forma particolare di essa, in questo caso la vita terrestre. Così anche se (contrariamente ai fatti, per come lo vedo) Dio stesso esponesse la complessità organizzata, potremmo essere consapevoli dello spiegare la’esistenza della vita terrestre in termini di attività divina.
Un secondo punto: Dawkins (ed ancora Dennett gli fa eco) afferma che “la cosa principale che vogliamo spiegare è la complessità organizzata”. Continua dicendo che “L’unica cosa che rende l’evoluzione una teoria così ordinata è che spiega come possa avvenire la complessità organizzata da una semplicità primitiva”, e da colpa al teismo di essere incapace di spiegare la complessità organizzata. Ora, la mente vorrebbe essere un incredibile esempio di complessità organizzata, in accordo con Dawkins, e sicuramente (al contrario della complessità organizzata) è improponibile che Dio sia un essere che pensa e conosce; così supponiamo di trovare Dawkins lamentarsi che il teismo non offra spiegazioni per la mente. Diventa ovvio che i teisti non offriranno una spiegazione conclusiva per la mente, perché, naturalmente, non c’è spiegazione per l’esistenza di Dio. Ancora, come fa ad essere, questa, una motivazione contro il teismo? Le spiegazioni arrivano ad una conclusione; per il teismo esse arrivano ad una conclusione in Dio. Ovviamente la stessa cosa per ogni altro punto di vista; per qualunque altra spiegazione si arriva ad una fine.
Il materialista o il fiscalista, per esempio, non ha una spiegazione per l’esistenza delle particelle elementari: sono e basta. Così dichiarare che ciò che vogliamo o desideriamo come dimostrazione conclusiva di cosa sia la mente è, ancora una volta, solo una questione ulteriore contro il teismo; il teista non vuole e non ha bisogno di una spiegazione conclusiva di mente, pensiero e personalità.
Andando verso la fine del libro, Dawkins conferma un certo limitato scetticismo. Fin da quando ha rattoppato tutto assieme con l’evoluzione (non guidata), è inverosimile, pensa, che la nostra visione del mondo sia complessivamente accurata; la selezione naturale è considerata nel comportamento adattivo, non nella vera convinzione. Ma Dawkins fallisce nell’ispezionare la reale profondità delle implicazioni scettiche della visione che viene portata dalla evoluzione non guidata. Possiamo osservare quanto segue. Come molti naturalisti, Dawkins è materialista riguardo agli esseri umani: le persone umane sono oggetti materiali; non contengono nulla di immateriale, nemmeno l’anima. Da questo punto di vista, le nostre credenze sarebbero dipendenti dalla neurofisiologia, e (senza dubbio) una credenza sarebbe una struttura neurobiologica di qualche tipo complesso. Ora la neurofisiologia da cui dipendono le nostre credenze sarebbe indubbiamente adattiva; ma perché pensare che le credenze dipendano dalla neurofisiologia? Perché pensare che le nostre capacità cognitive siano affidabili?
Da un punto di vista teistico, potremmo aspettarci che le nostre facoltà cognitive potrebbero (per la gran parte) essere affidabili. Dio ci ha creato a Sua immagine, ed una importante parte del nostro portamento di tale immagine è la nostra capacità di formare reali credenze e di accumulare conoscenza. Ma da un punto di vista naturalistico l’idea che le nostre capacità cognitive siano affidabili (che producano una preponderanze di credenze veritiere) dovrebbe essere una speranza ingenua. Il naturalista può essere ragionevolmente sicuro che la neurofisiologia sottolinei che la formazione delle credenze sia adattiva, ma non ne consegue che la veridicità delle credenze dipenda dalla neurofisiologia. Infatti dovrebbe aspettarsi che le nostre facoltà cognitive siano affidabili in base aduna evoluzione non guidata. E’ verosimile, secondo una evoluzione non guidata, che viviamo in una sorta di mondo dei sogni tanto quanto è verosimile che attualmente conosciamo qualcosa di noi e del nostro mondo, sempre per una evoluzione non guidata.
Se fosse così, il naturalista subisce un fattore sconfitta per l’assunto naturale che le sue facoltà cognitive siano affidabili – una ragione per rigettare quella credenza, per non mantenerla ulteriormente. (Un esempio di fattore sconfitta: supponiamo che qualcuno mi dica che tu sia nato in Michigan, ed io gli creda; ma quando io lo chiedo a te, dove sei nato, tu mi dici che nascesti in Brasile. Questo da a me un fattore sconfitta per il mio credere che tu nascesti in Michigan.) E se ha un fattore sconfitta per quella credenza, ha un fattore sconfitta per qualunque credenza sia frutto delle facoltà mentali. Ma ovviamente questo varrebbe per tutte le sue credenze – naturalismo incluso. Così il naturalista subisce un fattore sconfitta per il naturalismo; il naturalismo quindi, si annichilisce da solo e non può essere razionalmente creduto.
Il vero problema qui, ovviamente, è il naturalismo di Dawkins, la sua credenza che non ci sia alcun Dio e nessuno come Dio. Questo perché il naturalismo implica che l’evoluzione sia non guidata. Così una ampia conclusione è che una persona non possa razionalmente accettare sia il naturalismo che l’evoluzione; il naturalismo, oltretutto, è in conflitto con la dottrina base della scienza moderna. Le persone come Dawkins ritengono che esista un conflitto tra scienza e religione perché pensano che esista un conflitto tra teismo ed evoluzione; la verità della faccenda, comunque, è il conflitto tra scienza e naturalismo, non tra scienza e credenza in Dio.
L’Illusione di Dio è pieno di spacconate ed ampollosità, ma non fornisce nemmeno la benché minima ragione per pensare che credere in Dio sia un errore, o meglio una “Illusione”.
Il naturalismo che Dawkins abbraccia, in più, in addizione alla sua bruttezza e le sue scoraggianti conclusioni riguardo l’essere umano ed il suo posto nell’universo, è in un profondo guaio autoreferenziale. Non esiste ragione per credervi; ed èuna eccellente ragione per rigettarlo.
Alvin Plantinga è John A. O'Brien, Professore di Filosofia all’Università di Notre Dame
1. Un terzo libro riguardante questi argomenti, La Fine della Fede, è stato recentemente scritto da Sam Harris, e più recentemente un seguito, Lettera ad una Nazione Cristiana, così forse possiamo parlare di tripletta – o, considerato che Harris è il partner giovane di questa compagnia (è studente) forse possiamo chiamarli “I tre orsetti dell’Ateismo”?
2. Anche se Dawkins (pagina 54) sembri rigettare il fatto che Dio non possa essere sia onnisciente che onnipotente: se fosse onnisciente, non può cambiare idea, nel qualcaso non sarebbe onnipotente(!).
3. Vedete il mio Dio ha una Natura? Lettura di d’Aquino 44 (Marquette Univ. Press, 1980)
4. Il distinto filosofo Oxfordiano (Dawkins lo chiama teologo) Richard Swinburne ha proposto alcune sofisticate argomentazioni sulla semplicità di Dio. Dawkins menziona le argomentazioni di Swinburne, ma non si degna di approfondire; invece, le ridicolizza (pagg. 110-111).
5. E a proposito della Trinità? Come potremmo pensare che non sia interamente vera; è chiaro, comunque, che sia falso che in aggiunta alle tre persone della Trinità, esiste un altro essere del quale ciascuna di queste tre persone fa parte.
6. “L’Anisotropia dell’Universo in Lunghi Tempi”, in M.S. Longair, ed., Confronto delle Teorie Cosmologiche con i Dati da Osservazione (Sprinter 2002), p. 285
7. John Polkinghorne, Scienza e Creazione: La Ricerca per la Comprensione (Random House, 1989), p. 22.
8. Una delle migliori versioni dell’argomento della regolazione fine è proposta da Robin Collins in “Una argomentazione scientifica per l’esistenza di Dio: la questione del progetto con regolazione fine”, Michael J.Murray, ed., Ragioni per la speranza interiore (Eerdmans, 1999), pagg. 47-75
9. Vedete la mia analisi di Daniel Dennett “La pericolosa idea di Darwin”, in Books & Culture, Maggio/Giugno 1996.
Copyright © 2007 by the author or Christianity Today International/Books & Culture magazine.Click here for reprint information on Books & Culture.